Coltivi il futuro con curiosità e fiducia?
Come noi, forse anche tu hai un'attitudine propositiva.
Non significa che non hai paure o incertezze. Significa che vuoi partecipare, sia in chiave personale sia di imprenditorialità, che per noi sono due vasi comunicanti.
Di questo parliamo in PARDES.
Ogni episodio apre un tema di crescita ed evoluzione personale. Ti invitiamo poi a riflettere e a continuare la conversazione insieme a noi, che abbiamo un sacco di domande e insieme a te cerchiamo le risposte.

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Le Collaborazioni
Sulla base di cosa scegliamo le persone con cui collaboriamo?
Stavolta registriamo dal Parco del Cormor, a Udine, con una novità assoluta: il primo ospite non fa semplicemente un commento, ma sceglie addirittura il tema della puntata stessa.


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Se uno dei tre grandi errori progettuali è "fare da soli", sulla base di cosa scegliamo le persone con cui collaboriamo? Come priorità poniamo la competenza in un settore, l'esperienza e la capacità di trovare contatti? Oppure le doti umane delle persone, quali rispetto e flessibilità, hanno per noi un valore prevalente?


Nella collaborazione, c'è chi cerca persone capaci di "andare a contrasto", cioè di saper dire di no (ma non a prescindere).


C'è chi ha esperienze negative di collaborazioni dove le fondamenta progettuali non erano state costruite in modo abbastanza robusto. Questo talvolta risulta determinante nella perdita di entusiasmo o nelle incomprensioni e sovrasta anche le capacità tecniche di saper fare "quello che siamo chiamati a fare".


Il secondo ospite dice che, per sua esperienza, per creare un team duraturo è fondamentale condividere i propri valori, essere allineati verso una direzione unica, creare le condizioni perché ci sia energia positiva e spinta propulsiva. Le competenze tecniche, per quanto necessarie, perdono molta efficacia se non si crea il giusto feeling tra le persone.


Le aziende, invece, come scelgono con chi collaborare? Ce ne sono alcune che valutano quanta compatibilità c'è tra la propria cultura aziendale e il tipo di persone che vengono valutate per una posizione al loro interno. E anche se può risultare meno sexy, la cultura aziendale è più forte della strategia. Quindi accoglie più facilmente persone meno competenti, ma più capaci di inserirsi in un contesto.


Nella procedura di recruiting, Google cerca dichiaratamente persone che non facciano "le prime donne", ma siano invece pronte a imparare grazie alla collaborazione con gli altri.


Curioso...anche perché poi, a dir la verità, le prime donne sono spesso uomini.


Link di approfondimento:
Le 5 caratteristiche che secondo Google contraddistinguono un team efficace.
1 - Sicurezza psicologica: possiamo correre dei rischi in questa squadra senza sentirci insicuri o imbarazzati?
2 - Affidabilità: possiamo contare l'uno sull'altro per svolgere lavori di alta qualità rispettando le scadenze?
3 - Struttura e chiarezza: obiettivi, ruoli e piani di esecuzione sono chiari nel nostro team?
4 - Significato del lavoro: stiamo lavorando su qualcosa che è personalmente importante per ciascuno di noi?
5 - Impatto del lavoro: crediamo fondamentalmente che il lavoro che stiamo facendo sia importante?
https://rework.withgoogle.com/blog/five-keys-to-a-successful-google-team/




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Il Perdono
La capacità di perdonare, se esiste, forse assomiglia alla capacità di amare incondizionatamente
Anche in questa puntata registriamo dal bellissimo Castello di Udine, ma stavolta abbiamo ben quattro 'ospiti' che ci fanno compagnia con un messaggio preregistrato.

Nelle nostre relazioni, che rapporto abbiamo con il perdono? Come lo chiediamo agli altri o come ce lo aspettiamo? E se non si avvera, che facciamo?

La capacità di perdonare, se esiste, forse assomiglia alla capacità di amare incondizionatamente. Significa riuscire a superare quello che è accaduto e non può essere cambiato, accettandolo senza però dimenticarlo. Ma soprattutto, ci chiediamo: tra l'augurare sventure, il progettare vendette e il saper perdonare, che cosa alla lunga ci fa stare meglio?

Il primo ospite, a cui non piace affatto il concetto di "perdono", parla di tre concetti complementari, molto presenti nella logica cristiana: colpa, pentimento e perdono. E poi indirettamente, ci fa nascere una domanda: è giusto porre così tante energie sul senso di colpa invece che su quello di responsabilità?

Il secondo ospite ci confessa che, quando chiede perdono a qualcuno, non perdona in automatico anche se stesso. Tende invece a rilanciare le proprie sfide personali e a pretendere maggiore impegno da sé.

Il terzo ospite ci racconta che quand'era più giovane tendeva a perdonare meno e che negli anni ha cambiato il proprio approccio, arrivando a sentire e usare il perdono anche come metodo educativo.

Il quarto ospite, infine, considera il perdono come una fondamentale chiave per la nostra serenità quotidiana. Perdonare gli altri non è volere più bene agli altri, ma a noi stessi.

E perdonare gli altri, magari, aiuta a imparare a perdonare noi stessi.

Hanno partecipato alla puntata
Leonardo Dri
Marinella Della Colletta
Manuele Ceschia
Miriel Mazzurco
Oltre ai soliti
Priel Korenfeld
Federico Vitiello
Enrico Chiari

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La disintegrazione del posto fisso
La disintegrazione del posto fisso è un fenomeno in atto ormai da anni.
Come nella puntata precedente, anche in questa abbiamo un paio di 'ospiti': due persone affezionate a Pardes che partecipano con un messaggio preregistrato. E anche questa volta siamo al castello di Udine.


La disintegrazione del posto fisso è un fenomeno in atto ormai da anni.

Ma non ha a che fare solo con il lavoro. Ha a che fare anche con un cambiamento epocale in atto, con il nostro tempo e con la nostra necessità di formazione continua.


Se vogliamo resistere a questi stravolgimenti, forse non basta dare fiducia a noi stessi. Dobbiamo anche dare fiducia anche al futuro.


Il posto fisso riveste un suo fascino perché dà ancora un'illusione di stabilità e certezza. Ma nulla è mai certo.

Ci sono sempre più persone per le quali, nei luoghi di lavoro, conta la soddisfazione personale e addirittura la propria evoluzione. Cioè, conta che cosa "si diventa" all'interno di un ruolo professionale.


Al posto di lavoro stabile in un contesto, c'è chi preferisce costruire un proprio futuro pianificando e attuando una formazione parallela. A volte, plasmando addirittura una nuova professione che segue desideri personali.


Il primo ospite parla di due tipi di obsolescenza. La prima è quella del posto fisso, cioè il lavorare tutta la vita nello stesso posto oppure lo svolgere per tutta la vita la stessa attività. La seconda riguarda invece il concetto stesso di professionista. Quello del 21° secolo che deve avere come bagaglio inevitabile alcune competenze un tempo considerate optional.


Il secondo ospite invece ci racconta la visione di un futuro entusiasmante. Un futuro dove il lavoro è un luogo flessibile che ci permette di goderci il frutto condiviso dell'intelligenza artificiale, produrre sapere collaborativo, istruirci e impollinarci a vicenda, costruire nuovi lavori per nuove esigenze che - forse - ancora non vediamo.




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Equilibrio
Che ruolo ha l'equilibrio nella nostra vita quotidiana?
Come nella puntata precedente, anche in questa abbiamo un paio di 'ospiti': due persone affezionate a Pardes che partecipano con un messaggio preregistrato.

Che ruolo ha l'equilibrio nella nostra vita quotidiana? Che rapporto abbiamo costruito o stiamo costruendo con l'equilibrio?

Il primo ospite ci racconta che la ricerca dell'equilibrio nasce fin da quando siamo piccoli. Come quando arriva il momento di togliere le rotelle della bicicletta: lì, con un po' di sana incoscienza, troviamo quell'equilibrio.

Il secondo ospite, invece, ci confida di percepire l'equilibrio tutte le volte in cui le sue identità plurime sono in armonia. E questo - dice - accade in momenti rari.
Alla lunga però, la nostra ricerca di un equilibrio può diventare ossessiva e spasmodica. Allora può essere utile ripartire da chi siamo.

Siamo cioè degli equilibristi, che possono passare solo lungo il filo? E se magari siamo in cerca anche di armonia, il nostro spazio di movimento non dovrebbe essere molto più ampio? Non dovremmo sperimentare diversi movimenti, compresa anche la caduta?

Poi c'è un equivoco diffuso: credere che l'essere "squilibrati" nelle proprie abitudini (senza ledere gli altri) sia a prescindere un difetto. Potrebbe invece essere una condizione essenziale per trovare un proprio personale modo di muoversi socialmente.

In certi gruppi, per esempio, il vero equilibrio lo si trova attraverso il contrasto. Non tramite il compiacente atteggiamento di volere un accordo per forza.

E anche in un'azione per noi assimilata fin da bambini (il camminare) l'adattamento all'equilibrio lo si raggiunge tramite la ricerca dello squilibrio. Il camminare, cioè, nella sua essenza è un continuo movimento ritmato di squilibrio.

E tu come ti senti in relazione al tuo equilibrio? Lo cerchi, lo rifuggi, lo accetti per come viene?

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Dimmi chi è il tuo eroe e ti dirò chi sei
Chi sono le persone che rappresentano per te una specie di bussola?
Nel marketing, per identificare e comprendere il cliente tipo nelle sue caratteristiche e abitudini personali, si parla spesso di user personas o buyer personas.

Uno strumento molto più leggero e snello è quello delle "3 F" (ideato da Nicholas Kusmich).


Si riferisce a tre azioni del nostro cliente tipo.

Follow: a chi si ispira maggiormente la persona.

Frequent: quali sono i gruppi in cui interagisce più spesso.

Fund: quali sono le cose per le quali spende con più frequenza.



Nella puntata di oggi parliamo della prima F e quindi ci focalizziamo su quelle persone che sono per noi un role-model, o un eroe o una fonte d'ispirazione costante nel tempo.



Il primo dei nostri due ospiti fa diversi nomi. Ma ci parla soprattutto dell'attrazione che nutre verso chi sa offrire punti di vista diversi dai suoi. Queste persone arricchiscono il suo pensiero e, a volte, riescono addirittura a farle cambiare opinione.



Il secondo ospite invece, come modello di riferimento, nomina Elon Musk. Per tre motivi principali: capacità di anticipare soluzioni per problemi di portata globale; attitudine a realizzare nel concreto quello che si progetta; accettazione attiva del rischio come competenza fondamentale.



I nostri tre modelli di riferimento (che ovviamente non ci eravamo confidati prima), sono molto diversi tra loro. Hanno fatto cose differenti, in tre epoche storiche diverse.



E tu, a quali modelli ti ispiri? Chi sono le persone che rappresentano per te una specie di bussola? Cosa hanno fatto per meritarsi questa tua fiducia o stima?


Come sempre, continuiamo insieme la conversazione nel gruppo dei Pardesiani su Facebook a questo indirizzo: www.facebook.com/groups/pardesiani


Link

le 3F (Follow, Frequent, Fund) vengono da Nicholas Kusmich - www.nicholaskusmich.com


La pardesiana Alessandra Bergagna - http://www.geniale.biz/ ha parlato di:

Giulia Blasi - http://www.centodieci.it/giulia-blasi/

Alan Fletcher - https://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Fletcher

Bruno Munari - https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari


Il pardesiano Mauro Germani - https://www.linkedin.com/in/maurogermani/ della startup Soplaya www.soplaya.com, ha parlato di Elon Musk - https://it.wikipedia.org/wiki/Elon_Musk


Enrico ha parlato di Henry David Thoreau - https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau

Priel di Viktor Frankl - https://it.wikipedia.org/wiki/Viktor_Frankl

E Federico invece di Casey Neistat https://www.youtube.com/user/caseyneistat

L'etica Professionale
Nessuna persona, nel mondo del lavoro, direbbe di non avere una propria etica professionale.
Certo.
Ma cosa caspita è l'etica professionale?
Come nella puntata precedente, anche in questa abbiamo un paio di 'ospiti': due persone affezionate a Pardes che partecipano con un messaggio preregistrato.

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È forse un insieme di principi o di valori in cui ci riconosciamo? È una base essenziale, a livello di coscienza emotiva, da cui partiamo? O è forse una guida che seguiamo nelle nostre esperienze?

Come dice il primo ospite di questa puntata, "se nella mia vita applico due scale di valori differenti, mi trovo poi a vivere una dualità. E quella dualità è per me un conflitto che, alla lunga, può letteralmente distruggermi".

Un conto è affermare e includere i nostri principi in quello che diventa un personale codice etico. Un altro conto è incarnarli e, addirittura, onorarli.

Il secondo ospite invece, nella costruzione di una propria etica, ha elaborato proprio quattro regole personali che la rappresentano nel concreto.

E quindi, alla fin fine, dove la riconosciamo questa etica professionale?
Nei nostri comportamenti quotidiani.
Quelli che esprimono anche scelte difficili, fatte non sempre per esclusivi interessi personali.

E tu cosa ne pensi dell'etica professionale? Ne hai una che sei grado di ri-conoscere?

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La Sindrome del Luccio
Dopo il fallimento, come posso continuare a tentare?
Quando rischiamo pubblicamente - mettendoci impegno e passione - rischiamo anche di fallire pubblicamente e di rovinare pure rapporti.
Nel 1873 è stato condotto un esperimento sui condizionamenti mentali.

Alcuni ricercatori hanno messo un luccio in una vasca piena d'acqua in cui hanno inserito un cilindro di vetro con all'interno dei pesciolini.

Il luccio ha cercato di mangiarli all'istante, sbattendo però ripetutamente contro il vetro.

Il luccio ha continuato a provarci fino a darsi per vinto. Dopodiché i ricercatori hanno tolto il vetro divisorio. Ma a quel punto, è successa una cosa sorprendente: il luccio, condizionato in modo irreversibile, aveva ormai smesso di cacciare i pesciolini.

A molti è capitato di rimanere scottati in relazioni sentimentali finite male. Alcuni sono rimasti frustrati in tentativi imprenditoriali che sono naufragati.

D'altronde è naturale sentirsi come il luccio: quando rischiamo pubblicamente - mettendoci impegno e passione - rischiamo anche di fallire pubblicamente e di rovinare pure rapporti.

Allora come si fa a continuare a mantenere una mentalità aperta, coraggiosa e imprenditoriale? Come si fa a riprovarci, anche se l'impatto sul vetro ci ha lasciato ferite profonde?

Forse la nostra grande opportunità è iniziare a cercare quello che non abbiamo ancora visto. Provare a esplorare zone diverse dell'ambiente in cui ci troviamo, o cambiarle proprio per un certo periodo. Oppure guardare in modo diverso gli elementi che abbiamo a disposizione.

E tu? Hai una tua strategia per superare la sindrome del luccio?

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LINK E DATI

L'esperimento è stato fatto nel 1873 dallo zoologo tedesco (e crudele) Karl Möbius
Molto vintage, ma funziona: https://www.youtube.com/watch?v=qw18uKhV0AE

TEDx talk di Federico, in cui racconta la sua esperienza di fallimento e come si è rialzato: https://www.youtube.com/watch?v=tcAT6tu4KQM
il video è in inglese, ma è possibile attivare i sottotitoli in italiano.
Siamo Vecchi
L'età media si alza e i modelli educativi invecchiano
Mentre l'età media si alza, il mondo del lavoro non è più il percorso lineare a cui eravamo abituati. Quali sono gli strumenti per adattarsi al cambiamento?
Italia, anno 2019. Per la prima volta dal 1861, la percentuale di coloro che ha oltre 60 anni è più alta di quella di chi ha meno di 30 anni.

Premesso che l'età media si alza, il nostro sistema educativo è adeguato a preparare le persone per ciò che sta succedendo nel mondo?

E come si fa a supportare lo spirito imprenditoriale, in un contesto dove la maggioranza delle persone crede ancora nella linearità della vita (educazione, lavoro, pensione)?

Oggi se hai un posto di lavoro, non puoi tenertelo stretto così a lungo come in passato: devi aggiornarti e apprendere nuovi strumenti.

I millennial e i ventenni sono tecnologicamente più robusti dei propri genitori. Ma hanno anche l'umiltà di imparare da chi possiede un sapere che trascende l'utilizzo della tecnologia? E chi fa impresa, la fa perché serve a risolvere problemi concreti?

In diversi contesti gran parte dell'educazione deriva dal Fare, che significa sbagliare e imparare. E forse in tutto ciò, l'unica vera, fondamentale e irrinunciabile skill resta quella di sapersi adattare ai cambiamenti.

Ne parliamo in questa puntata, curiosi di sapere cosa pensate e soprattutto cosa sentite a riguardo. Scrivici qui.

Multitasking
Come posso gestire più attività contemporaneamente?
Dovremmo focalizzarci su un solo progetto per farlo bene. Ma non è sempre possibile: non posso cucinare prima la pasta e poi il sugo. Qual è il modo migliore per gestire due fornelli contemporaneamente?
Il tempo a nostra disposizione è limitato e vogliamo fare sempre più cose. Come si fa a realizzarle comunque tutte? La risposta magica è: multitasking. Faccio più cose nello stesso momento e sfrutto meglio il mio tempo. Ma è veramente così? È possibile fare più cose contemporaneamente? Oppure dovremmo focalizzarci solo su un progetto per farlo bene? E se a volte non fosse possibile lavorare su un solo progetto alla volta?
Se voglio far uscire dalla cucina più piatti, come faccio? Non posso cucinare prima la pasta, metterla da parte, poi il sugo... Nel frattempo la pasta si è scotta o raffreddata. Allora devo per forza trovare un modo per far funzionare il multitasking.

Ne parliamo nella puntata di oggi provando a riempire queste domande con le nostre risposte. Curiosi, come sempre, di conoscere la tua opinione, la tua soluzione, le tue domande che arricchiranno questa conversazione. Scrivici qui.